La sindrome del burnout

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8 Febbraio 2019 - Ansia, Crescita personale, Psicologia

La sindrome del burnout: quando il lavoro diventa stress

Tra le forme di stress che possono derivare dal lavoro, questa rientra in una peculiare tipologia, una vera e propria forma di esaurimento o logorio derivante dalla natura di alcune mansioni professionali.  Da uno studio effettuato nel 1970, H. Freudenberger e da C. Maslach, portarono avanti le prime osservazioni su fenomeno del burnout, all’interno di un reparto di igiene mentale. Avevano notato come alcuni operatori sviluppassero dei sintomi tipici di questo problema. In seguito a questo studio, si evidenziò che il burnout colpisce in misura prevalente coloro che svolgono le cosiddette professioni d’aiuto o “helping professions” ma anche coloro che pur, avendo obiettivi lavorativi diversi dall’assistenza, entrano continuamente in contatto con persone che vivono stati di disagio o sofferenza. A partire dai primi anni in cui il fenomeno è stato studiato, esso è stato riscontrato anche in tutte quei mestieri legati alla gestione quotidiana dei problemi delle persone in difficoltà, a partire dai poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, fino ai consulenti fiscali, avvocati, nonché in quelle tipologie di professioni educative (es. insegnanti) che generano un contatto, spesso con un coinvolgimento emotivo profondo.

 – Il primo tipo di burnout – a cui giunge chi lavora freneticamente per il successo fino all’esaurimento – è quello di chi affronta lo stress lamentandosi della gerarchia organizzativa sul lavoro, con la sensazione che questa rappresenti un limite ai propri obiettivi e alle proprie ambizioni . Questa strategia porta ad un sovraccarico di stress e alla fine a gettare la spugna.

 – Il secondo tipo di burnout nasce dalla noia e dalla mancanza di sviluppo personale ed è più strettamente associato a una strategia di evitamento emotivo. Questi lavoratori poco esigenti tendono a gestire lo stress prendendo sempre più le distanze dal lavoro fino ad approdare a un senso di spersonalizzazione e di cinismo.

 – L’ultimo tipo di Burnout quello  esausto – sembra derivare da una strategia basata sulla rinuncia a fronte di molto stress: anche se queste persone desiderano raggiungere un certo obiettivo, non riescono a trovare la motivazione necessaria a superare gli ostacoli per raggiungerlo.

Il burnout si accompagna spesso ad un deterioramento del benessere fisico, a sintomi psicosomatici come  insonnia, depressione e bassa stima di sé, nervosismo e rabbia, apatia e indifferenza, ostilità verso il prossimo, stanchezza e frequenti mal di testa ma anche problemi gastrointestinali.  I disagi si avvertono dapprima nel campo professionale, ma poi vengono con facilità trasportati sul piano personale e il soggetto può ricorrere ad abuso di alcol, di sostanze psicoattive ed il rischio di suicidio può  essere estremamente elevato. Questo disturbo è difficile da riconoscere e diagnosticare, spesso passa del tutto inosservato. L’aiuto più efficace, di solito, è rappresentato dal ricorso ad un professionista, come lo psicologo, poiché purtroppo chi ne soffre non trova sollievo nell’ambiente familiare. Ecco, a livello pratico, alcuni suggerimenti: combattere la monotonia della routine quotidiana, porsi sempre degli obiettivi realistici e raggiungibili.  Importante è separare il più possibile vita lavorativa e vita privata, riorganizzare il lavoro con equità e buon senso, rafforzare relazioni positive con i colleghi e in alcuni casi, avere una possibilità di crescita a livello professionale.

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