Problemi alimentari

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30 Gennaio 2019 - Ansia, Crescita personale, Psicologia, Società

Quando l’alimentazione diventa un problema

I disturbi alimentari, anoressia e bulimia tra tutti, non sono una tematica recente, figlia della nostra società, ma in principio venivano considerati una stramberia dal sapore quasi ottocentesco, simile alle “donne isteriche” studiate da Jean-Martin Charcot, psicologo francese, che nella seconda metà del  XIX secolo studiò la mente umana, contribuendo ad aprire la via alla psicologia moderna. È dagli anni 80 del ‘900 che cambia la visione di questi disturbi: cambia  la società e cambiano i valori. Improvvisamente l’obiettivo non è più quello di salvare il mondo ma affermarsi personalmente, ed è sotto questa luce che oggi vanno visti.

Non è a caso che l’esordio del disturbo anoressico avviene spesso al limitare dell’adolescenza quando la giovane ragazza esce dalla cerchia strettamente familiare ed entra in un mondo fatto di giovani adulti, che vogliono affermarsi e in primis conquistare l’attenzione altrui.

A quell’età il ruolo della bellezza e dell’aspetto fisico attraente e curato gioca un ruolo importante, così come diventa particolarmente incisivo il giudizio degli altri. I giovani sono molto sensibili ai primi dispiaceri  dettati dalle competizioni imposte dalla vita sociale.

Così, questi ragazzi sono preda di stati di sofferenza particolarmente acuta, spesso legati a convinzioni, che in gergo psicologico, vengono definite maladattive, come la convinzione di non essere all’altezza, di non avere il controllo sulle situazioni e ancora peggio di non avere nessun controllo sulle proprie emozioni che spesso diventano ingestibili.

Chiaramente non si può limitare un disturbo alimentare alle distorsioni della società o all’eccessiva importanza del valore della bellezza, ma di fondamentale importanza, nel caso dei disturbi alimentari, sono anche i processi interpersonali, come le tensioni familiari o eventi stressanti sfavorevoli. Interessante è l’evidenza di come le tensioni familiari favoriscono il restringimento alimentare come nel caso dell’anoressia nervosa e come alcuni eventi sfavorevoli possano invece intensificare l’alimentazione incontrollata quali la bulimia nervosa.

Così, le condotte alimentari disfunzionali (vomito autoindotto, intenso esercizio fisico o alimentazione incontrollata), vengono usate per controllare questi stati d’animo.

Chi soffre di disturbi alimentari sente di essere incapace di controllare i rapporti personali, le reazioni emotive interne e gli eventi in generale e, per raggiungere un certo grado di prevedibilità e controllo, sono disposti a confinare le loro vite focalizzandole sull’alimentazione e sulle dimensioni corporee. Persone anoressiche terrorizzate dalle loro emozioni negative incontrollabili, cercano disperatamente di compensare esercitando un controllo materiale sulla quantità di cibo ingerita o sul peso forma.

È comunque abbastanza condiviso da molte correnti psicologiche che i disturbi alimentari esprimono sempre un profondo senso di disagio emotivo, di difficoltà di strutturazione della propria identità e del proprio senso di autonomia personale.

Per questo è molto importante in terapia concentrarsi sulle condotte alimentari cambiando le credenze disfunzionali alla base del disturbo e che alimentano il disturbo stesso. Spesso chi soffre di un disturbo alimentare serio, deve essere preso in carico da strutture specializzate che si concentrano sulla rieducazione dell’alimentazione con un equipe che segue questi pazienti in modo appropriato da ogni punto di vista.

La psicoterapia ha un ruolo fondamentale nei disturbi alimentari,  in quando aiuta il paziente ha capire in modo più approfondito cosa lo porta ad usare il cibo in modo sregolato e quali sono i fattori che spesso mantengono queste condotte cosi rigidamente attive.

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