Tatuaggi e psicologia

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11 Gennaio 2019 - Arte, Psicologia, Società

Il significato del tatuaggio

 

Oggi mi piacerebbe parlarvi di un argomento a me caro: il tatuaggio. Una modalità di espressione molto antica ma ancora attualissima. C’è una storia e un mondo dietro al tatuaggio che nasce molto tempo fa, in epoche antichissime. La “mummia di Similaun”, Ötzi per gli amici, trovata tra i ghiacci delle Alpi nei primi anni ’90 e risalente a 5.300 anni fa, ne aveva ben 61!  Da un punto di vista prettamente antropologico, tatuarsi non ha nulla di trasgressivo come si potrebbe pensare, ma è anzi un segno d’integrazione sociale. II termine deriva da “ta-tau”, che in polinesiano significa “segno sulla pelle”. Una parola introdotta in Europa nel Settecento e che rimanda ad una cultura lontana ma che proprio nel tatuaggio trova affinità con le popolazioni primitive europee e che venne rapidamente riscoperta proprio da quei marinai che presto ne fecero un uso comune.

Anche oggi tatuarsi ha un significato che attinge da un’esigenza atavica, può avere significati spirituali, politici, trasgressivi, identitari o puramente decorativi, ma in ogni caso all’origine c’è un’esigenza psicologica ben definita. I tatuaggi possono diventare un simbolo di appartenenza, di una “missione”, di un sentimento spesso dipinto da un artista che riesce a rendere nel migliore dei modi l’espressione di un emozione.

Le ragioni psicologiche che stanno dietro alla scelta di tatuarsi possono essere molto complesse e profonde, alla base ci potrebbe essere la ricerca della propria identità, il superamento di un momento difficile, l’interiorizzazione di uno particolarmente bello o anche solo un desiderio profondo di comunicazione. In una società in cui le differenze sociali sono diventate meno palpabili, il tatuaggio aiuta sì a riconoscersi come parte di un gruppo o movimento, ma ha forse conservato un significato ancora più potente nel suo essere capace di esprimere sul corpo la propria interiorità. Il significato cambia con il cambiamento dell’età, delle esperienze. Dietro i disegni indelebili di questa tecnica si cela insomma il bisogno di uscire dall’omologazione della propria immagine, così come viene dettata da moda e mass media.

Per motivi diversi, certo, ma per un unico grande desiderio: poter dire agli altri, e ricordare a se stessi, chi siamo.

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