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L’origine del problema non è importante. Centrale invece è che i problemi, qualsiasi sia la loro origine, persistono a causa di ripetuti sforzi compiuti da chi se ne lamenta per risolverli; questi sforzi vengono chiamati soluzioni tentate. Questa idea è il cardine centrale del percorso terapeutico.

Di conseguenza il fulcro della terapia non consiste nel portare il cliente a fare qualcosa, bensì nel bloccare ciò che sta facendo per risolvere il problema.

In un certo qual modo, la soluzione è raggiunta permettendo al problema di dissolversi, piuttosto che sforzandosi di risolverlo; in questo senso si può affermare che non vengono trattati i problemi, bensì vengono trattate le soluzioni tentate. Ciò nonostante saranno suggerite ai clienti azioni alternative, non essendo possibile smettere di fare qualcosa senza fare qualcos’altro al suo posto.

Si opera con l’idea che non vi sia niente di straordinario in un paziente che persista nei suoi comportamenti controproducenti. Quando indaghiamo le soluzioni tentate vediamo che sono, salvo rare eccezioni, espressioni di buon senso o della logica quotidiana.

Dunque, poiché si ritiene che i problemi siano mantenuti dai continui sforzi attuati per risolverli (soluzioni tentate), non appena avviene un piccolo ma strategico cambiamento, ci aspettiamo che ne seguano altri a cascata. Ossia, una volta che il cliente inizia ad abbandonare questi comportamenti che in precedenza mantenevano il problema, si manifesterà automaticamente un risultato positivo, che lo incoraggerà ad allontanarsi ulteriormente dalle soluzioni tentate e così via. Questo effetto a cascata è un fattore che favorisce la brevità della terapia.

Spesso, la terapia non ha bisogno di percorrere tutta la strada, come in passato, ma semplicemente di iniziare il cammino.

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Gerry Grassi