Area Clinica

“Se vuoi che la situazione migliori sicuramente devi cambiare qualcosa”

Nel mio approccio non è centrale l’analisi della presunta origine del problema. Quello che conta è capire i ripetuti sforzi compiuti da chi se ne lamenta per risolverlo; questi sforzi vengono chiamati soluzioni tentate. Questa idea è il cardine centrale del percorso terapeutico. Difficilmente se scopriamo la causa di un problema questo coincide con il risolvere il problema stesso. Certo, è un modo per provare a fare qualcosa ma non è l’unico.

Di conseguenza il fulcro della terapia consiste nel portare il cliente a fare qualcosa di diverso e a bloccare ciò che sta facendo per risolvere il problema. A sovvertire quindi le tentate soluzioni disfunzionali attraverso delle precise strategie oppure attraverso lo strumento dell’ipnosi.

FAQ


Credo di avere un problema di coppia, ma il mio partner non vuole rivolgersi ad uno specialista. Posso fare qualcosa anche da solo?

Nel metodo che utilizzo si può aggredire il problema anche in modo indiretto quindi vedendo anche una sola persona. Ogni caso va valutato nella sue peculiarità ma ci son possibilità di modificare il sistema disfunzionale anche indirettamente.

La terapia del Dr. Grassi prevede l’utilizzo di farmaci?

La terapia breve strategica e l’ipnoterapia che io utilizzo consiste in interventi di tipo psicoterapico e, come tali, non prevedono l’ausilio di farmaci. Al contrario, qualora il paziente arrivasse con una cura farmacologica in corso, sarà mia preoccupazione giungere – negli ultimi stadi della terapia – a metterlo in grado di interrompere completamente l’utilizzo dei farmaci. Questo avviene, generalmente, in tutti i casi di disturbi d’ansia (ansia generalizzata, attacchi di panico, ossessioni, compulsioni, agorafobia e altre fobie), disordini alimentari o depressione reattiva, che giungono in terapia con una cura farmacologica in corso. In questi casi, liberare la persona dalla dipendenza dal farmaco rappresenta uno dei compiti principali del terapeuta e un aspetto fondamentale per potere dichiarare la terapia conclusa efficacemente. Lo scalaggio dei farmaci avverrà in collaborazione con psichiatri con i quali collaboro.

Nostro figlio/a ha dei problemi che probabilmente richiedono un intervento psicoterapeutico ma si rifiuta di andare in terapia. Cosa possiamo fare noi come genitori?

Capita talvolta che una coppia di genitori rilevi nel figlio o nella figlia segnali preoccupanti che inducono a ritenere utile una psicoterapia o, almeno, una consultazione psicologica. Accade però frequentemente che i figli, soprattutto nell’età dell’adolescenza o nella prima età adulta, rifiutino di accettare l’esistenza di un problema e, di conseguenza, di consultare uno specialista. Questo accade spesso nell’ambito delle dipendenze da sostanze (alcool, marijuana, ecstasy, LSD, ecc…) dei disordini alimentari (anoressia, bulimia e vomiting), in cui la figlia nega di avere alcun tipo di problema con il cibo, ma anche relativamente a problemi di tipo fobico-ossessivo (ansia, compulsioni, fobie, ecc…) relazionale (difficoltà a relazionarsi con i pari, aggressività verso i familiari, ecc…) o depressivo, dipendenza da gioco d’azzardo, gambling, dipendenza da internet, siti porno, chat. Possiamo considerare in questa categoria anche tutti i casi di difficoltà scolastiche o relazionali con i genitori che, sebbene meno allarmanti da un punto di vista diagnostico, sono comunque causa di sofferenza e disagio in famiglia. In tutte queste situazioni, sono solito fare un primo incontro con i genitori e valutare con loro se il problema richieda un intervento psicoterapico e, se sì, di quale tipo. Potrò dare indicazioni concrete ai genitori su come comportarsi relativamente al figlio/a e al disturbo in questione, ricorrendo così ad una forma di terapia indiretta, oppure dare indicazioni e suggerimenti su come cercare di coinvolgere il figlio/a nella terapia. Accade sovente che un intervento inizialmente “indiretto” (ossia condotto solo attraverso i genitori) si trasformi in un secondo momento in un intervento “misto”, ovvero condotto sia sui genitori che sul figlio, il quale appare più disposto ad entrare in terapia sulla scia dei cambiamenti messi in atto dai genitori.

Nostro figlio/a ha dei problemi che probabilmente richiedono un intervento psicoterapeutico ma, poiché è ancora piccolo, preferiremmo non portarlo in consultazione da uno psicologo. Possiamo comunque fare qualcosa come genitori?

Da un punto di vista strategico e sistemico, portare in consultazione psicologica un bambino è un evento potenzialmente dannoso. Difatti, oltre a dar vita ad un pericoloso processo di “etichettamento diagnostico” a partire fin dai primi anni di vita, l’essere in cura da uno psicologo rischia di far sentire il bambino “anormale”, “cattivo” o, comunque, “diverso”. Questo non può che avere conseguenze negative sul suo sviluppo psicologico. Oltre a ciò, quando si ha a che fare con soggetti in età evolutiva, al di sotto dei 12-13 anni (o comunque prima della pre-adolescenza), la leva più vantaggiosa per produrre un cambiamento appare la famiglia stessa, piuttosto che la figura esterna del terapeuta. In altri termini, la via principale per produrre dei cambiamento rapidi e persistenti in un bambino passa attraverso il lavoro indiretto condotto con i genitori. Grazie a concrete indicazioni di comportamento, guiderò i genitori a modificare determinati atteggiamenti (ovvero le loro “tentate soluzioni”) che porteranno alla risoluzione del problema presentato dal figlio, senza che sia necessario vedere in bambino in seduta nemmeno una volta. Questo non vuol dire che i genitori stanno facendo la terapia, ma che i genitori sono co-terapeuti al servizio della terapia per il loro figlio.

In questo momento della mia vita mi sento sommerso da una miriade di problemi che si accavallano l’un l’altro e, dal mio punto di vista, sono tutti collegati fra di loro. Posso beneficiare di un intervento strategico o la mia situazione è troppo complessa?

È una situazione piuttosto frequente quella in cui, piuttosto che un singolo e specifico problema, la persona si ritrova a vivere una situazione problematica molto complessa e sfaccettata, dove problemi di ordine diverso si sommano e si aggravano vicendevolmente. In questi casi, il mio compito è quello di individuare, insieme al paziente, delle priorità di intervento su cui focalizzare le prime mosse del trattamento. Una volta fatto questo, guiderò la persona ad affrontare gradualmente tutti gli altri aspetti della situazione problematica, fino a portare al raggiungimento degli obiettivi concordati all’inizio del trattamento.

Sono già in terapia per il mio disturbo presso uno specialista (medico, psicologo, psichiatra): posso iniziare una terapia con il Dr. Gerry Grassi oppure devo prima interrompere il trattamento attualmente in corso?

Nel metodo che io utilizzo non ci sono “controindicazioni” rispetto alla coesistenza con altri interventi terapeutici, poiché rappresenta una modalità di lavoro originale, che non risente di interferenze rispetto ad altri percorsi psicoterapici. Di conseguenza, la persona che sta seguendo una psicoterapia di altro tipo o una terapia farmacologica può rivolgersi a me senza dover interrompere il trattamento già in atto.

Attualmente sto seguendo una terapia farmacologica per il mio disturbo: posso iniziare la terapia con il Dr. Gerry Grassi o devo prima interrompere l’uso dei farmaci?

Avviene molto spesso, soprattutto nei casi di disturbi impedenti e generalizzati, che la persona giunga in terapia con una terapia farmacologica in corso. Questo accade, ad esempio, per i disturbi d’ansia (ansia generalizzata, attacchi di panico agorafobia e altre fobie), i disturbi ossessivi (pensieri paranoici, dubbi ossessivi, compulsioni/rituali, manie ossessive, ossessioni compulsive, compulsioni, ecc…), i disordini alimentari, i disturbi depressivi (depressione bipolare), le presunte psicosi e le dipendenze da sostanze leggere (marijuana, hashish, ecstasy, LSD, alcool, ecc…). In questi casi sarà importante che la persona eviti di sospendere o variare la propria terapia farmacologica per tutta la prima parte della psicoterapia, ovvero fino a quando non siano stati prodotti sostanziali cambiamenti terapeutici nella sintomatologia presentata. Negli stadi più avanzati della terapia, al contrario, in collaborazione con lo specialista che ha prescritto la terapia farmacologica, si procederà a “scalare” le dosi di psicofarmaci fino ad arrivare ad una loro totale eliminazione. Liberare la persona dalla dipendenza dai farmaci (ansiolitici, antidepressivi, antipsicotici, ecc…), infatti, rappresenta uno degli obiettivi primari della psicoterapia e un aspetto fondamentale per potere dichiarare il trattamento concluso con efficienza ed efficacia. 

La psicoterapia del Dr. Grassi si occupa di “eliminare i sintomi”?

Il sintomo è la manifestazione più esplicita del problema e quindi il trattamento potrebbe partire dall’eliminazione del medesimo. Questo non vuol dire che la terapia si limiti a ridurre semplicemente il sintomo. Esistono numerose ricerche (Nardone G., Watzlawick P., Brief Strategic Therapy, Rowman & Littlefield Publishers Inc, MD, USA, 2004) che dimostrano quanto la terapia breve strategica, l’ipnosi e i trattamenti brevi abbiano in realtà una durata nel tempo permettendo alle persone di eliminare la parte più sintomatica del problema ma anche di fare una evoluzione personale che annulla o riduce il rischio di ricaduta.

Sto vivendo un momento di disagio personale ma mi sento così confuso da non essere in grado di identificare uno specifico problema su cui lavorare. Questo significa che la terapia del Dr.Gerry Grassi non fa al caso mio?

Accade molto frequentemente che una persona che vive un momento critico non sia in grado di definire con chiarezza il proprio stato di disagio o si senta immersa in uno stato di sofferenza dai contorni non ben delineati. In questi casi, il primo compito di un terapeuta  è proprio quello di guidare ed aiutare la persona a definire in modo più preciso la propria situazione e a concordare l’obiettivo di trattamento su cui lavorare. Un intervento di terapia breve strategica, quindi, è indicato ogniqualvolta sia possibile concordare uno o più obiettivi su cui lavorare, anche in assenza di un problema chiaramente definito.

Ritengo di avere un problema non particolarmente grave o impedente, ma sento comunque il bisogno di una consultazione con uno psicologo. È necessario che io intraprenda un percorso psicoterapeutico o esistono anche altre forme di intervento strategico? 

Nei casi di problemi non particolarmente acuti e pervasivi, posso proporre al paziente un intervento di consulenza breve piuttosto che una vera e propria psicoterapia articolata nelle canoniche dieci sedute. Difatti, la consulenza breve risulta essere particolarmente funzionale ed efficiente quando si ha a che fare con disturbi definibili come “non impedenti”. Si tratta di tutti quei problemi che, limitando in modo circoscritto le opportunità di un individuo, non ne ostacolano la vita quotidiana. I disturbi non impedenti comprendono diverse categorie: problemi sentimentali o di coppia, difficoltà relazionali con colleghi di lavoro, problemi di relazione genitori-figli, problemi scolastici, blocchi della performance, sintomatologie potenzialmente impedenti ma che si trovano ancora nella fase di strutturazione iniziale. La consulenza breve ha un’efficacia molto alta ed un elevato grado di efficienza (al di sotto delle cinque sedute), con uno sblocco repentino, solitamente tra la prima e la seconda seduta, seguito da qualche seduta di controllo per verificare il mantenimento nel tempo dei risultati ottenuti. Questa tipologia di intervento appare particolarmente indicata per tutti coloro che necessitano di trovare soluzioni rapide ed efficaci a problemi che, pur non essendo impedenti, in un dato momento della propria vita possono apparire difficilmente superabili senza un aiuto esterno.

Come posso aiutare un parente che credo abbia dei problemi psicologici ma che si rifiuta di farsi visitare da uno specialista?

Molto spesso le persone che presentano determinati tipi di problemi, ad esempio disordini alimentari o particolari difficoltà relazionali, rifiutano di rivolgersi ad uno specialista o appaiono estremamente resistenti a qualsiasi tipo di intervento. In questi casi la famiglia, se adeguatamente indirizzata, può svolgere un ruolo fondamentale e determinante nel trattamento del disturbo. In queste situazioni sono solito fare un primo incontro con la o le persone che lamentano il problema (sebbene questi non siano i “portatori” del disturbo) e valutare con lei o loro cosa sia possibile fare per intervenire. Potrò quindi dare indicazioni su come cercare di coinvolgere il “portatore del disturbo” nella terapia, oppure potrò dare indicazioni concrete ai familiari su come comportarsi relativamente alla persona e al disturbo in questione, ricorrendo così ad una forma di terapia indiretta. In seguito a questo intervento può capitare che il “paziente” decida di entrare in terapia in un secondo momento; negli altri casi la terapia procede solo in maniera indiretta. 

Per quali disturbi è indicato l’approccio Ipnostrategico (Terapia Breve Strategica o Ipnosi)del Dr. Gerry Grassi?

L’approccio Ipnostrategico che utilizzo è indicato, in primo luogo, per tutti i disturbi psicologici fortemente impedenti, ovvero caratterizzati da una sintomatologia acuta e invalidante, quali i disturbi fobici e ossessivi (ansia, attacchi di panico, fobie, ossessioni, compulsioni, ipocondria), i disordini alimentari (anoressia, bulimia, sindrome da vomito, binge eating), la depressione, i problemi sessuali, le psicosi, la dipendenza da gioco, da Internet. Oltre che per i disturbi impedenti, l’intervento ipnostrategico appare estremamente efficace anche nell’affrontare i più frequenti problemi relazionali (problemi sentimentali o di coppia, difficoltà relazionali con colleghi di lavoro, problemi di relazione genitori-figli) blocchi di performance, problemi scolastici, problemi dell’età evolutiva e tutte le sintomatologie potenzialmente impedenti ma che si trovano ancora nella fase di strutturazione iniziale (ad esempio fobie non ancora generalizzate e disturbi alimentari non del tutto organizzati). 

I risultati della Terapia Breve Strategica e dell’Ipnosi durano nel tempo?

I risultati delle ricerche effettuate su numerosissimi casi che si sono sottoposti a Terapia Breve Strategica e Ipnosi hanno mostrato non solo un’elevata efficacia dell’intervento valutata alla fine del trattamento, ma anche e soprattutto il mantenimento di tali risultati nel tempo, come emerso chiaramente dai follow-up condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine della terapia. Tali incontri hanno infatti evidenziato una minima presenza di ricadute e l’assenza di spostamenti del sintomo anche a distanza di un anno dalla fine della terapia.

Quanto tempo dura una seduta?

E’ difficile stabilire un tempo a priori. Direi che dura il tempo necessario. Può durare 45 minuti come più di un’ora. Dipende dal caso, dal problema da cosa accade in seduta e anche dal metodo utilizzato (terapia strategica o ipnosi).

Quanto costa?

Il tariffario (per quanto non più in vigore) delle prestazioni psicologiche è consultabile da tutti sul sito dell’Ordine Nazionale degli Psicologi. Le tariffe sono nel range tra la tariffa minima e la tariffa massima. E’ piuttosto improbabile stabilire il costo di un trattamento o di una consulenza senza aver prima visto la persona o le persone interessate. Sono troppi gli elementi che devono esser valutati: il tipo di problema, i tempi che lo psicologo ritiene siano necessari per trattarlo, la gravità della situazione, ecc… Proprio per questa ragione il tariffario dell’Ordine Nazionale degli Psicologi non indica delle cifre ma indica dei range ai quali anche io mi  attengo. Inoltre vorrei ricordare che i parametri da valutare sono, oltre a quello economico, quelli dell’efficacia e della durata del percorso. In questo caso si tratta di percorsi brevi che molto difficilmente superano le 8/10 sedute. Nella prima seduta vengono fatte tutte le valutazioni necessarie per stabilire tempi, costi e frequenza delle sedute necessarie per risolvere il problema portato in tempi brevi. Nell’approccio strategico si inizia ad intervenire già dalla prima sessione con manovre terapeutiche precise ed indicazioni per l’incontro successivo. A tal proposito vorrei inoltre ricordare che le tariffe di un professionista dipendono anche dai propri risultati professionali e clinici. Io ricevo solo su appuntamento per cui è necessario chiamare al 331.75.44.834 per concordare la prima visita anche in base all’urgenza del caso. 

Posso chiedere informazioni su persone che stanno facendo la terapia?

No, nel modo più assoluto. Ci sono delle leggi sulla privacy che impediscono, giustamente, di rivelare qualsiasi informazione riguardante delle persone che sono in cura. Per questa ragione non risponderemo a NESSUNA domanda di questo tipo. Se ci sono parenti, familiari interessati a conoscere degli aspetti legati alla terapia di un paziente, deve essere il paziente medesimo a dichiarare che si possono divulgare determinate informazioni alla suddetta persona. In questo caso, il paziente firmerà una liberatoria nella quale dà questo consenso. Il terapeuta in ogni caso si riserva di valutare personalmente se sia opportuno o meno rivelare ad altre persone (parenti compresi) gli aspetti della terapia in atto o della terapia effettuata dal paziente. Il terapeuta si riserverà di decidere, inoltre, quale sarà la modalità comunicativa più adatta per restituire certe informazioni alle terze persone: lettera via raccomandata o e-mail. E’ piuttosto frequente che parenti e familiari, preoccupati per la situazione del paziente vogliano sapere di più oppure vogliano dare il loro contributo alla terapia, ma per le medesime leggi non ci è possibile neanche dichiarare se effettivamente la persona in questione viene, è venuta o sta venendo in studio per la terapia. Inoltre, per quanto possa sembrare strano, abbiamo rilevato che ci sono anche diverse persone che dichiarano a parenti e familiari di seguire la terapia quando questo in realtà non è mai avvenuto. Anche in questo caso non possiamo né confermare né negare l’effettività del percorso in atto. Alla luce di ciò, invitiamo le persone interessate ad un confronto con noi a parlare chiaramente con il paziente, o presunto tale. Ricordiamo che la terapia è una cosa ASSOLUTAMENTE PRIVATA E PERSONALE, quindi ogni individuo ha il diritto di poter effettuare liberamente il percorso senza dire niente a terze persone (familiari o altro). Si sono verificati inoltre casi di persone che hanno preteso un confronto in modo anche piuttosto aggressivo verbalmente per provare ad avere delle delucidazioni rispetto a pazienti o presunti tali. Ancora una volta la nostra politica è quella di non interfacciarci nella maniera più assoluta con persone che adottano un simile comportamento e in questi casi non escludiamo la possibilità di procedere tramite i nostri legali. Ricordiamo  ancora una volta che NON SIAMO TENUTI A RIVELARE ALCUNA INFORMAZIONE RIGUARDANTE PAZIENTI O PRESUNTI TALI. 

Che differenze ci sono tra lo Psicologo e lo Psicoterapeuta?

LO PSICOLOGO è un professionista che ha conseguito la laurea magistrale (5 anni) in psicologia – con indirizzo clinico, evolutivo, sperimentale o del lavoro- ha superato l’esame di stato ed è iscritto all’Ordine degli Psicologi. Le attività che può svolgere sono regolamentate dall’Ordine degli Psicologi e dall’Albo professionale.Legge 18 febbraio 1989, n 56 “Ordinamento della professione di Psicologo”Art. 1 (Definizione della professione di psicologo)1. La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alle persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito. Questo significa che l’esercizio della psicoterapia o di qualsiasi attività di tipo terapeutico o curativo non può essere esercitate dallo psicologo. Lo psicologo dunque lavora in diversi contesti con diversi strumenti di intervento, valutazione, formazione e ricerca, può condurre colloqui ma non terapeutici.

LO PSICOTERAPEUTA è un laureato in psicologia o in medicina che ha conseguito una specializzazione della durata di almeno quattro anni e in una scuola riconosciuta ufficialmente. Art. 3 (Esercizio dell’attività psicoterapeutica) 

1. L’esercizio dell’attività psicoterapeutica è subordinato ad una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia, attivati ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162, presso scuole di specializzazione universitaria o presso istituti a tal fine riconosciuti con le procedure di cui all’art. 3 del citato decreto del Presidente della Repubblica.

2. Previo consenso del paziente, lo psicoterapeuta e il medico curante sono tenuti alla reciproca informazione. Dunque solo chi è specializzando (iscritto ad una scuola di specializzazione che comporta  la supervisione di casi clinici) o specializzato può esercitare l’attività di psicoterapia.E’ importante e fondamentale sapere gli ambiti e le competenze dei professionisti a cui ci rivolgiamo per evitare confusioni e collusioni nocive al paziente/cliente. 

Il Dr. Gerry Grassi è Psicologo, Psicoterapeuta Specialista in Psicoterapia Breve Strategica e Ipnosi Ericksoniana, Ipnotista e Coach.

Ogni quanto avvengono le sedute di terapia/consulenza?

Nelle prime fasi del trattamento/percorso le sedute della terapia/consulenza possono essere sia a cadenza settimanale che quindicinale, a seconda del tipo di problema presentato e delle esigenze della persona stessa. Una volta ottenuto lo sblocco del disturbo/problema, e quindi il primo sostanziale miglioramento, le sedute vengono ulteriormente distanziate per permettere alla persona di sperimentare le ritrovate risorse e capacità nella propria vita quotidiana senza che venga a crearsi un forte vincolo con la figura del terapeuta. La terapia si conclude infine con 3 controlli (follow-up) condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine della terapia per verificare il mantenimento del risultato nel tempo. 

Il Dr. Gerry Grassi fa solo Terapia Breve?

Anche se la maggior parte dei percorsi che propongo ai miei pazienti sono brevi (8/10 sedute) ci sono persone che vengono in terapia da molto tempo perché in questi casi ho reputato giusto proseguire con il trattamento e sarebbe assolutamente insensato interrompere una terapia che sta funzionando solo per attenersi alla brevità di un modello. Ovviamente i casi in cui si va avanti per più di 10 sedute sono particolari e questo aspetto viene concordato con i pazienti durante il percorso. 

Quanto durano mediamente le terapie del Dr. Gerry Grassi?

Mediamente i miei percorsi durano 8 sedute e c’è un primo momento di controllo alla quarta seduta, momento in cui si può già fare una prima importante valutazione. Qualora alla quarta seduta non fosse accaduto ciò che deve accadere conformemente al piano terapeutico in atto, posso valutare l’interruzione del percorso in modo da evitare di diventare parte del problema stesso portato dal paziente.

Quanto dura la terapia breve?

La terapia breve (nella sua accezione più generica) non supera mai le 15/20 sedute. È un intervento breve e focale, incentrato nel portare alla soluzione nel minor tempo possibile. Nella maggioranza dei casi si conclude entro le 8 /10 sedute. Nei sistemi (individuo, coppia, famiglia, organizzazione, ecc…) bloccati, tale forma di intervento produce i primi sostanziali miglioramenti del problema presentato (se non la totale risoluzione) entro le prime 5 sedute. Difatti, se le tecniche terapeutiche sono ben scelte e applicate, sono in grado di indurre dei cambiamenti già dalle prime sedute del trattamento. Se ciò non dovesse avvenire, il terapeuta è solito interrompere il trattamento e indirizzare la persona a un collega dello stesso o di diverso orientamento.

ALCUNE

Testimonianze